Alcuni incarichi nascono con un tempo già scritto addosso.

Nel caso degli affitti brevi, spesso, il tempo è poco: un’ora, o poco più.

Si entra, si scatta, si esce. L’obiettivo è chiaro, funzionale, misurabile.

In quel contesto non c’è spazio per fermarsi davvero.

Non c’è tempo per tornare con una luce diversa, per osservare come cambia un ambiente nel corso della giornata, per costruire un racconto stratificato.

Eppure, ogni tanto, succede qualcosa.

Alcune case, anche dentro un incarico rapido e utilitaristico, riescono a restituire un’atmosfera inattesa.

Un senso di tempo sospeso.

Un vissuto che non è stato progettato per apparire, ma che emerge comunque.

Questa casa è una di quelle.

Le immagini sono state realizzate durante un servizio per Airbnb, con tutti i limiti che questo tipo di incarico comporta.

Non era previsto un lavoro approfondito.

Non era richiesto un racconto.

Eppure, tra una stanza e l’altra, tra una finestra aperta e una luce che entra senza essere guidata, qualcosa è rimasto.

Avrei voluto lavorarci di più.

Tornare in un altro momento della giornata.

Assecondare meglio la relazione tra spazio, luce e materia.

Ma anche così, queste immagini raccontano una possibilità: che non tutte le case nate per essere “funzionali” rinuncino a essere abitate.

A volte, anche dentro un incarico veloce, affiora qualcosa che va oltre la destinazione d’uso.

E vale la pena fermarsi a guardarlo.